Dal punto di vista di: Lorien, Apprendista Incantatore Elfico, assistente di Tyrien Luminer. Anno -920 AE.
Il calore era quasi insopportabile, anche per un elfo abituato alle energie arcane. La Grande Forgia di Arkanum pulsava come il cuore di una stella morente, un calore non solo fisico, ma intriso del potere grezzo di settantuno Armamenti dei Prescelti già completati, disposti in cerchio su piedistalli runici lungo le pareti della vasta camera sotterranea. Ogni artefatto emanava una sua distinta, silenziosa sinfonia di potere – scudi che vibravano di protezione, spade che emanavano un’aura di giustizia fredda, anelli che sussurravano di segreti celati. Ma tutta l’attenzione, tutta l’energia convergente della forgia, era focalizzata sull’incudine centrale.
Lì, i nostri maestri lavoravano all’ultimo, il settantaduesimo. Tyrien Luminer, il mio mentore, si muoveva con la grazia fluida di un danzatore, le sue lunghe dita che tracciavano fili di pura luce azzurra nell’aria, intrecciando incantesimi di contenimento e canalizzazione con una complessità che a malapena riuscivo a seguire. Accanto a lui, una figura di contrasto quasi comico ma di pari maestria, Grimli della Fornace. Il nano grondava sudore, i muscoli delle braccia tesi come corde di metallo mentre il suo martello runico, VeritàdiPietra, calava con precisione millimetrica sull’oggetto sull’incudine – non un metallo convenzionale, ma oro purificato e temprato in lacrime divine, così diceva la leggenda.
Stavano forgiando la Maschera del Giudizio.
Il mio compito era modesto, ma cruciale: monitorare la matrice di stabilizzazione ausiliaria, una rete di cristalli di Luminite intagliati con rune di assorbimento, progettata per drenare l’energia in eccesso generata dal processo. Era un compito che avevo svolto per gli ultimi dieci artefatti, ma questo… questo era diverso. I cristalli non erano mai stati così caldi al tatto, le rune non avevano mai pulsato con una luce così frenetica, quasi dolorosa.
“Maestro Tyrien,” dissi, cercando di mantenere ferma la voce sopra il rimbombo del martello di Grimli e il crepitio dell’energia arcana. “La matrice è quasi al limite. Le fluttuazioni sono… irregolari.”
Tyrien non distolse lo sguardo dal suo lavoro, i suoi occhi argentei fissi sui flussi di energia che stava guidando verso la maschera dorata. “Mantieni la concentrazione, Lorien. L’essenza che stiamo legando è… intrinsecamente instabile. È la natura stessa della Verità Assoluta. Resisterà.” La sua voce era calma, ma percepii una tensione sottile, una nota di sforzo che non avevo mai sentito prima.
Grimli emise un grugnito d’assenso, senza interrompere il ritmo del suo martello. “Aye, ragazzo. Un po’ di scintille non hanno mai fermato un nano dal forgiare il destino! Quasi fatto!” Sollevò il martello per un colpo finale, un colpo che risuonò non solo come metallo su metallo, ma come un decreto.
La maschera sull’incudine era semplice, quasi austera, se non fosse stato per le tre cavità – due per gli occhi, una sulla fronte. Era lì che il potere doveva essere focalizzato, sigillato. Tyrien alzò le mani, filamenti di luce pura che si estendevano dalle sue dita verso tre gemme sospese nell’aria sopra la maschera – rubini grandi come uova di pettirosso, che pulsavano di una luce interna profonda e quasi accusatoria. Si diceva fossero stati strappati dal cuore di un antico drago rosso che non poteva mentire.
“Ora, Grimli!” comandò Tyrien. “Lega l’essenza! Il Sigillo del Giudizio!”
Grimli ruggì un’antica parola nanica di potere, battendo l’incudine stessa con il palmo della mano guantata. Rune scolpite nella base dell’incudine brillarono intensamente. I fili di luce di Tyrien si tesero, guidando l’essenza catturata nei rubini – il peso concettuale della giustizia divina, della verità senza compromessi – verso le cavità della maschera.
Fu allora che capii che qualcosa era terribilmente sbagliato. I cristalli della matrice di stabilizzazione non stavano più solo pulsando; stavano vibrando violentemente, emettendo un suono acuto e stridente. Le rune incise su di essi iniziarono a incrinarsi.
“Maestro! La matrice sta cedendo!” gridai, facendo un passo indietro istintivo.
Ma era troppo tardi. L’essenza toccò l’oro della maschera. Per un istante terrificante, sembrò che la maschera inspirasse il potere, assorbendolo avidamente. Poi, i tre rubini brillarono di una luce rossa così intensa da accecare. Non era la luce della creazione, era la luce della punizione, della condanna.
La Maschera respinse il potere. O forse, lo rifletté amplificato mille volte.
Non vidi Tyrien né Grimli nei miei ultimi istanti di lucidità. Vidi solo la luce bianca, assoluta, che esplose dal centro della forgia, cancellando ogni cosa. Non fu un’esplosione di fuoco o di forza, ma di pura, annichilente verità. Un’onda di giudizio che non distruggeva la materia, ma la disfaceva, la riportava a uno stato primordiale di potenziale non realizzato.
Sentii un suono, ma non era udibile. Era una nota cosmica che attraversò la mia anima, un accordo impossibile di perfetta giustizia e totale annientamento. Poi, solo silenzio e un dolore lancinante mentre venivo scaraventato contro la parete della forgia.
L’oscurità mi avvolse. Quando riaprii gli occhi, ci volle un momento perché la vista tornasse. L’aria era carica di polvere fine, dorata e grigia. Il calore era svanito, sostituito da una quiete innaturale. La grande forgia era in rovina. Gli altri settantuno Armamenti erano ancora sui loro piedistalli, ma sembravano… diminuiti, le loro auree affievolite.
Dell’incudine centrale, non restava quasi nulla. Di Maestro Grimli, solo il suo martello runico, crepato e annerito, giaceva tra le macerie. Di Maestro Tyrien, nessuna traccia, come se fosse stato cancellato dall’esistenza stessa.
E al centro della devastazione, intatta, quasi beffarda nella sua perfezione, giaceva la Maschera del Giudizio. I rubini non brillavano più. Era solo oro freddo. Ma mentre la fissavo, terrorizzato e solo nel silenzio spettrale, non potei scrollarmi di dosso la sensazione… la sensazione che ora fosse la Maschera a guardare me. E a giudicare.
L’ultimo Armamento era stato forgiato. Ma a quale prezzo? E cosa avevamo davvero creato?